Forenza e la leggenda del Crocifisso

Nel 1684 i francescani riformati costruiscono a Forenza un convento che prende il nome di SS. Crocifisso, è proprio l’intensità drammatica del suo crocifisso, la profonda espressione di dolore riflessa sul volto del Gesù che porta a rafforzare ancora di più l’aura di pietà che il crocifisso deve dare. A questo contribuisce una leggenda che vede il frate scultore, Fra Angelo da Pietrafitta incapace di completare il capo del Cristo. Stremato dalla fatica al risveglio trova l’opera rifinita, forse dalla mano di un angelo. Il Santissimo Crocifisso di Forenza nella cultura popolare è soprattutto leggenda. Ed è proprio questo strascico di leggende legate alla suggestiva statua, che si giustificano tre secoli di ininterrotta devozione. La leggenda più inquietante è certamente quella legata a Fra’ Angelo. Secondo questa lo scultore,dopo aver terminato il corpo della statua (di dimensioni poco più grandi del naturale), si accingeva a scolpire la testa. Ma, dopo aver provato e riprovato, non riusciva a modellarne una che fosse all’altezza della rappresentazione: il Cristo morente sulla Croce. Ormai stanco e per l’ora tarda, decise di coricarsi. Al mattino, rimuovendo il velo che copriva la statua, con grande stupore la trovò completa: un Angelo nella notte aveva portato dal cielo un volto ad immagine e somiglianza di Cristo. La leggenda in realtà si giustifica pienamente osservando la statua. Qualcosa di miracoloso si scorge osservando il volto da destra a sinistra: l’espressione di Gesù morto osservandolo sul lato destro, Gesù agonizzante guardandolo di fronte, Gesù sorridente nel particolare sinistro. Una seconda leggenda, meno nota ma tuttavia ben presente nella tradizione orale del posto, è legata ad una filastrocca ricordata dai più anziani: Frà Angelo che cade in un sonno profondo e nel sogno incontra Gesù il quale lo loda dicendo: “In cielo mi vedesti, in terra mi facesti”. “Non abbiate paura, il tredicesimo Cristo si è fermato a Forenza! “. Così recita un altro antico detto, dal quale si può trarre una conferma alle fonti che vogliono il Crocifisso di Forenza tredicesimo ed ultimo dell’opera di Fra’ Angelo. La frase è evidentemente legata alle catastrofi naturali cui il paese fu certamente soggetto nel tempo e come lo è ancora. Gli anziani probabilmente la raccontavano ai più giovani per rassicurarli: ché tanto il Crocifisso protegge da alluvioni, terremoti, frane. Proprio un terremoto vuole il Crocifisso protagonista della difesa del Convento (e più in generale del paese) in tempi più recenti. Infatti, all’arrivo degli alleati alla fine della seconda guerra mondiale, i tedeschi, accampati nel Convento, tentarono di sottrarre il Crocifisso dall’altare. Un terremoto (limitato alla sola chiesa!) si scatenò dalle fondamenta della chiesa e fece scappare i tedeschi i quali, impauriti, lasciarono di corsa il paese.